fbpx

Le tre fasi del cambiamento e la “preghiera della serenità”

“Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare;
la forza ed il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare;
e la saggezza di conoscerne la differenza.”

La preghiera della serenità

Questa è la “preghiera della serenità” ed è stata scritta nel XX secolo dal teologo Reinhold Niebuhr.

Gli Alcolisti Anonimi la adottarono, nel periodo della seconda guerra mondiale, nel loro programma dei dodici passi, del quale fa parte tuttora.

Essa contiene al suo interno tre passaggi importanti che rispecchiano tre fasi utili ad affrontare il cambiamento in maniera armonica e meno “dolorosa”.

Le fasi del cambiamento

La prima fase è l’accettazione.

Di cosa? Di tutto ciò che non possiamo cambiare. Della realtà per quella che è nel momento in cui accade, senza cedere alla tentazione, spesso inconscia, di opporvisi con rabbia, o di negarla quella stessa realtà operando su di essa distorsioni e cancellazioni.

Nietzsche chiamava questa forma di accettazione, per lui unica forma per una “grandezza” possibile, amor fati, ovvero la capacità di accettare eamare il destino che ci è stato riservato.

Tutto ciò che ci accade può essere trasformato in un’opportunità di crescita e cambiamento se accettato e affrontato nel giusto modo.

Dinanzi ad alcuni eventi della nostra vita abbiamo due grandi possibilità:

  • lottare con tutta la nostra forza contro ciò che accade pensando di poter agire una forma di controllo su qualsiasi avvenimento;
  • accettare ciò che accade e pensare che ogni momento, ogni passaggio della nostra vita può diventare un’occasione per fluire, per trasformarci in ciò che siamo chiamati a essere, godendoci il viaggio.

Non sempre ci è data la possibilità di scegliere cosa accadrà nella nostra vita, ma una cosa è certa: dipende da noi il modo in cui scegliamo di percepire ciò che accade orientando le nostre reazioni in una direzione costruttiva o in una direzione disfunzionale per il nostro sistema emotivo. Non è semplice ma se è vero che non possiamo controllare ciò che ci accade è anche vero che abbiamo totale libero arbitrio sulla scelta di come affrontare e trasformare le esperienze che connotano il nostro viaggio di vita.

La seconda fase rigurda la ricerca della forza

Il secondo passaggio della preghiera ci racconta, invece, del bisogno di trovare la forza per cambiare ciò che possiamo cambiare. Il cambiamento richiede coraggio, richiede sempre uno slancio verso l’ignoto, la scelta di esporsi al rischio. Spesso comporta la possibilità di dover lasciare andare qualcosa per fare spazio al nuovo.

Noi umani, così come per molte altre specie in natura, siamo soggetti al principio dell’omeostasi, “la tendenza naturale al raggiungimento di una relativa stabilità, sia delle proprietà chimico-fisiche interne che comportamentali, che accomuna tutti gli organismi viventi, per i quali tale regime dinamico deve mantenersi nel tempo, anche al variare delle condizioni esterne.” Ecco questo ci porta spesso a restare anche all’interno di situazioni disfunzionali per il nostro benessere psicofisico pur di non affrontare quel primo passo che ci porterebbe a migliorare la nostra qualità di vita.

“Tutto ciò che vuoi è dall’altra parte della paura” Jack Canfield

La terza fase consiste nella consapevolezza

Il terzo e ultimo passaggio non è meno importante dei primi due. Saper distinguere tra ciò che possiamo cambiare e ciò che non è possibile cambiare ha a che fare con quel processo di consapevolezza e presa di coscienza che richiede, invece, il coraggio per la verità. La ricerca della stessa.

Non solo questo processo di consapevolezza a cui siamo chiamati in determinati momenti della nostra vita ci porta anche a scoprire le nostre risorse e i nostri limiti, potenziando le prime e trasformando i secondi in aree di continuo miglioramento. Accettare la realtà, renderci protagonisti delle scelte che possiamo attuare nel modo di percepirla e affrontarla, conoscere se stessi e renderci consapevoli del nostro potenziale porta con se un inestimabile dono: nel farlo rendiamo noi stessi LIBERI.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *